14 maggio 2008

A Milano danno la caccia alle SPA fittizie

Mi fa piacere pubblicare la notizia inviatami dal collega Andrea Amodio del Centro Il Faro di Napoli oltre che Dottore Commercialista. La notizia che pubblichiamo e che Andrea ci ha inviato è tratta dal Sole 24 ore del 8 Maggio ed è precedente all'articolo di cui abbiamo dato notizia ieri in cui si parlava anche lì di domiciliazioni.
Altro che Vaduz, Isole Cayman o Montecarlo. Per centinaia di società, in questi anni, non c'è stato nascondiglio migliore dallo sguardo "indiscreto" del Fisco che all'ombra della Madunina. Prendere la residenza a Milano – eleggendovi in maniera fittizia sede legale e domilicio fiscale – per molte si è rivelato un vero affare, perché ha permesso in un sol colpo di ridurre drasticamente quella che in gergo gli ispettori delle Entrate chiamano «Pea», vale a dire la «probabilità di essere accertati».Non senza sorprese, gli 007 delle tasse milanesi hanno così scoperto che per combattere l'evasione non sempre è necessario inseguire i contribuenti in fuga verso itinerari esotici o trasformarsi in moderni Robin hood dell'informatica. A volte, basta sporgersi dalla finestra e scrutare le strade e i palazzi di fronte. E magari porsi qualche domanda. Per esempio: perché migliaia di società preferiscono stabilirsi nella costosa Milano? E, per essere pignoli, in quel perimetro di due o tre chilometri che squadra il centro storico?Censendo le aziende cittadine, l'agenzia delle Entrate ne ha contate nella sola Provincia di Milano ben 2.500 fra quelle di grandi dimensioni (con fatturati superiori ai 25 milioni di euro) e circa 6mila di fascia media (con fatturati oscillanti tra 5 e 25 milioni). Per capire l'entità di questa "migrazione", basti pensare che in tutta Italia le società che si collocano nella fascia delle grandi imprese sono 12mila. In Lombardia ce ne sono 4.200 e tra queste, circa 1.100 sono domiciliate nella cerchia dei bastioni. In altri termini, dopo la Lombardia, il territorio più densamente popolato dalle grandi società è il centro di Milano. In questa speciale graduatoria, poi, la Provincia di Milano precede tutte le altre Regioni della Penisola. L'Emilia-Romagna annovera 1.300 realtà produttive con fatturati annui sopra i 25 milioni, il Veneto 900, il Lazio 850 e il Piemonte 800 circa.Nel centro di Milano, in corrispondenza dei 10 indirizzi riportati nella cartina a fianco, risultano le sedi di 2.694 società, di cui 620 di grandi dimensioni, ovvero con fatturato di almeno 25 milioni. Scontando la presenza di holding, banche e assicurazioni, le imprese lombarde doc e la forza d'immagine della città per alcuni settori (come moda e design), i tecnici delle Entrate hanno cercato perciò di spiegarsi la causa di questa "attrazione". E i numeri sono venuti loro in soccorso: in un certo senso, infatti, si tratta di pura statistica. La scelta di molti imprenditori di trasferire a Milano la propria sede legale e il domicilio fiscale – pur essendo situati altrove (spesso in altre Regioni) gli impianti produttivi e gli uffici amministrativi dell'azienda – è stata compiuta contando sull'esiguità dei controlli. O, per meglio dire, sull'incolmabile sproporzione tra la pattuglia di ispettori competenti a vigilare sull'area cittadina e la platea dei residenti. È evidente che crescendo a dismisura quest'ultima, la frequenza dei controlli è destinata ad allungarsi.Per capirsi, fino a un paio d'anni fa, l'ufficio delle Entrate con giurisdizione sul centro di Milano conduceva presso le imprese di grandi dimensioni una cinquantina di controlli all'anno (ciascuno dei quali dura in media un mese e mezzo, data la complessità delle verifiche). Questo significa, grosso modo, che per sottoporre tutte le 1.100 grandi società del centro ad almeno un'ispezione occorrevano una ventina d'anni. È vero che le ispezioni sono state aumentate (oggi se ne fanno più di 200 all'anno), ma non basta.L'Agenzia lombarda ha deciso di avviare una campagna di "espulsioni" amministrative. Da un paio di mesi a molte imprese sospetatte di "soggiornare" a Milano fittiziamente sono state inviate lettere con l'invito a traslocare volontariamente entro 60-90 giorni. In caso contrario la Dre Lombardia provvede d'ufficio al trasferimento del domicilio fiscale (ne sono state già effettuate diverse decine). Per poter risiedere fiscalmente in un certo luogo, in effetti, occorre che vi si svolga una qualche attività amministrativa e soprattutto che lì sia radicato il centro decisionale dell'azienda. Senza questo "radicamento", se può essere mantenuta una sede legale di rappresentanza, non può essere però fissata la domiciliazione fiscale, indirizzo al quale è connessa la competenza ispettiva dell'ufficio delle Entrate. «Il nostro scopo – spiega Francesco Miceli, direttore regionale della Lombardia – è di aumentare i controlli, ma anche di renderli più efficienti. Nei prossimi tre, quattro anni, anche grazie a 1.500 nuovi assunti, ci proponiamo di far scendere quella che definiamo Pea, ovvero la probabilità di essere accertati, dagli oltre 16 anni del 2006 a livelli più vicini ai target posti dalla legge, che variano da due a quattro anni in base al tipo di impresa-contribuente».

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