20 maggio 2008

Sempre in merito alle domiciliazioni

Come promesso in un precedente post pubblico una notizia apparsa online sul Sole 24 Ore dello scorso 8 Maggio e che il collega Andrea Amodio mi ha tempestivamente girato. L'articolo è a firma di Marco Bellinazzo, lascio a voi le considerazioni del caso. Una mi permetto di farla, nel rispetto di quanto scritto dal giornalisti; a volte leggendo articoli di giornali sembra che venga scoperta "l'acqua calda". Ma gli studi professionali, gli studi di consulenza, noi stessi non eroghiamo servizi di domiciliazione da anni? Ma quanti edifici con x uffici hanno fuori x+n tabelle con nomi di aziende? Buona lettura.

Aprendo la porta della stanza allo 007 del Fisco, anche la segretaria pareva sbigottita. In quei 20 metri quadri o poco più, illuminati da neon d'ultima generazione, dovevano esserci le sedi di una trentina di Spa da 50 milioni di euro di fatturato ciascuna. Reception, uffici, telefoni, pc o almeno un transponder per collegamenti spazio-temporali modello Star trek. E invece niente. Neppure una targhetta. La stanza era vuota e fredda come un obitorio. Lo 007 pensò che c'era del metafisico in quella visione. Compilò il verbale. L'ennesimo della serie. Lo consegnò nelle mani della segretaria. In ascensore guardò con sconforto sull'agendina l'indirizzo successivo. Ormai era una pandemia: nelle strade in cui il Fisco conteggiava tremila e passa società, con una concentrazione maggiore che in Liechtenstein, centinaia erano scomparse, inghiottite da Milano, dalle vie che si stringono attorno al Duomo, dal Quadrilatero della Moda, dai dintorni dei Bastioni. Centinaia di imprese fantasma che pure avrebbero dovuto essere lì, stando alle carte: in Piazza Velasca, in via Durini, in Corso Venezia o almeno in via Borgogna. Invece, solo quelle stanze vuote.

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