5 marzo 2009

Dicesi coworking....................

Spulciando il web in cerca di notizie sul coworking ho trovato questo blog che riportava il post: Spazi in cerca di autore, viaggio nei coworking. Ho fatto una sintesi, ma il post per intero si può leggere cliccando il link.

………………per scoprire come negli Stati Uniti ci siano ormai decine di realtà di coworking attivi, e come realtà analoghe si stiano moltiplicando ai quattro angoli del mondo. Ma cosa sono esattamente, questi "coworking"? Si tratta di spazi equipaggiati - con scrivanie, sale riunioni, connessione di rete - che vengono affittati a professionisti e freelance per periodi più o meno prolungati. Non sono come i tradizionali studi associati, o semplici affittacamere: ci si può passare un anno come un'ora, nei cowo, e ci si incontrano professionalità molto eterogenee. C'è chi parla di "atmosfera" dei coworking, e persino chi si spinge a vedere in essi una delle forme emergenti dell'organizzazione contemporanea, al punto di incrocio tra una casa, un internet café e l'ufficio vecchia maniera.
………………Il primo cowo di cui si ha notizia è stato creato nel 2005 da Brad Neuberg, un programmatore informatico della Bay Area. Obiettivo di Neuberg, racconta l'International Herald Tribune, era aggirare i limiti "incrociati" della vita d'ufficio e di quella casalinga. "Potevo avere un lavoro fisso - con una struttura ed una comunità - oppure essere free lance, godendo di indipendenza e libertà. Ma io volevo entrambe" spiega al quotidiano statunitense. "Perché mi piace il lavoro individuale, da libero professionista, ma ogni tanto mi fa bene anche avere delle persone intorno". E così ha affittato quattro grandi stanze in una ex fabbrica di cappelli e ci ha costruito dentro la "Hat Factory", il primo coworking della storia…………

Nei mesi successivi l'esempio di Neuberg è stato seguito da altri imprenditori e liberi professionisti - prima in California e poi in altre zone degli USA - ed oggi negli States si contano oltre 100 coworking attivi (Fonte: cowo wiki). Ma non di soli Stati Uniti vivono i coworking: sulla cartina globale del movimento, contenuta all'interno dello wiki, si contano tra gli altri 62 cowo in Europa, 5 in Cina, 9 in Sudamerica.
In Italia, le esperienze di cowo conosciute sono quattro: due a Milano, ed una rispettivamente a Roma e Bologna.
……………….Insomma le soluzioni in coworking piacciono perché sono flessibili, poco impegnative dal punto di vista burocratico, e consentono di fare rete con facilità. Ed anche per questo riescono ad attirare una popolazione sempre più ampia e variegata. Non si tratta più soltanto dei programmatori e dei technogeek che affollavano le sale della Hat Factory e degli altri cowo dei primordi. No. Adesso dentro ai cowo ci puoi trovare professionisti di ogni tipo: architetti, consulenti d'impresa, attivisti politici, talvolta persino scrittori.
……………In altre parole, i cowo sembrano intercettare le esigenze di una porzione non irrilevante dell'attuale mercato del lavoro. Precisamente, le esigenze di quelli che un recente articolo dell'Economist chiama "nomadic workers": lavoratori che si muovono lungo e fuori i confini delle organizzazioni formalizzate, confrontandosi con un mercato sempre più fluido e destrutturato come collaboratori, free lance, indipendenti.
A questi nomadi contemporanei, gli spazi cowo offrono tutto quello di cui hanno bisogno: una scrivania, una buona wireless, la possibilità di sfuggire per qualche ora (o magari per qualche mese) all'isolamento del lavoro casalingo. O, per dirla in parole più semplici, un pezzetto di identità.

6 commenti:

stefano catanzaro ha detto...

Mi ricordano gli "starbucks", punti d'incontro dove bere del caffè nei classici barattoli e poter navigare in internet gratis solo all'interno del locale. Molto famosi all'estero, america, asia.
Il coworking mi sembra un'evoluzione. Essendo sempre più facile lavorare usando il pc il prossimo passo sarà il gardenworking, lavorare in giardini, con scrivania, stampanti ecc... all'aria aperta, sperando che non piova, aperti da aprile-ottobre.

Uffici Arredati ha detto...

Condivido con Stefano, io li vedo come degli Internet Point evoluti e non adatti a tutti i nostri clienti,ma come detto in precedenti post e mi sembra lo abbia evidenziato anche Davide Caspani un target giovane, diciamo 2.0 e social.

Invito Eva a pubblicare le scannerizzazioni dell'articolo apparso su Repubblica Bologna della scorsa settimana, proprio relativo all'apertura di uno di questi centri nel capoluogo Bolognese.

Uffici Arredati ha detto...

Da
YAHOO vi invito a leggere ove si dice che i Business Center si muovono esclusivamente per ragioni economiche.

Forse nelle grandi strutture made in Usa, ma nei nostri centri penso che ci sia sempre un ottimo feeling e legame con i clienti.

marina ha detto...

vi invito a visionare il sito della nuova iniziativa di coworking torinese

www.metacoworking.wordpres.com

cosa ne pensate?

marina ha detto...

link corrretto scusate

www.metacoworking.wordpress.com

Cinzia Cresti - Very Office ha detto...

La filosofia del coworking rammenta molto la comune anni 70, dove vivevano tutti insieme e condividevano tutto.
Adesso nel coworking condividono un ambiente di lavoro e cercano di trarre il massimo giovamento dalla condivisione delle esperienze per crescere nella propria attività. Quando questa sarà cresciuta e sviluppata, necessiterà di riservatezza, assistenza professionale e non avranno più tanta voglia di condividere.
Credo che i Business Center saranno la risposta naturale per i coworker evoluti.
Ciao a tutti
Cinzia