5 aprile 2011

Facebook: necessario impartire un regolamento chiaro

Ne abbiamo parlato a Trento con alcuni colleghi, ora riceviamo l'articolo da Federprivacy, la Federazione Italiana Privacy a cui aderiamo, e condividiamo con il gruppo:

"E’ stato definito “assenteismo virtuale”: è il fenomeno dell’improduttività del lavoratore dovuta alle prolungate divagazioni in internet e sui social network durante l’orario di lavoro.Le interferenze tra social network e rapporto di lavoro sono aumentate a tal punto da essere una tra le più frequenti cause di contenziosi degli anni negli ambienti di lavoro. Come evidenzia Il Sole 24 Ore del 28.03.2011, alle aziende conviene perciò adeguare le proprie policy, dettando regole chiare per l'utilizzo di internet e di social network, primi tra tutti Facebook. Un primo gruppo di questioni riguarda l'accesso durante l'orario e sul posto di lavoro. Essendo tempo impiegato in un'attività extralavorativa durante l'orario di lavoro, il lavoratore viene meno alla prestazione contrattualmente dovuta al datore di lavoro. Siamo certamente nel campo dell'inadempimento, che potrà avere conseguenze disciplinari più o meno gravi a seconda della quantità di tempo sottratto al lavoro, della sistematicità del comportamento e delle concrete circostanze del caso. Quasi sempre, poi, gli accessi dal posto di lavoro avvengono utilizzando strumenti aziendali (pc, server e connessione internet), il che può porre problemi di sicurezza del sistema, e di difformità rispetto agli usi per cui tali strumenti sono messi a disposizione del dipendente. Alcuni datori di lavoro affrontano il problema "razionando" i tempi di accesso o limitandoli alla pausa pranzo; altri, rischiando l'impopolarità, lo risolvono bloccando a monte, con un intervento sul sistema, la possibilità di accedere a Facebook e agli altri social network. Si tratta in entrambi i casi di provvedimenti legittimi.Non va dimenticato, infatti, che i controlli sugli accessi a internet (e quindi anche a Facebook) dal posto di lavoro sono ben possibili, a condizione che il datore di lavoro si doti di una policy sull'utilizzo degli strumenti informatici che disciplini (anche) tempi e modalità dei controlli medesimi, meglio se "validata" da un accordo sindacale o da un'autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro. Una seconda questione riguarda le possibili conseguenze per il lavoratore – fino al licenziamento – della diffusione di commenti negativi sul proprio datore di lavoro o di informazioni riservate sull'attività aziendale. Facebook, per i suoi stessi meccanismi, è un ambiente pubblico o quantomeno semi-pubblico. Quindi, per i commenti e le opinioni espresse dal lavoratore sul proprio datore di lavoro, si pone lo stesso problema di bilanciamento tra diritto di critica e dovere di fedeltà e riservatezza più volte affrontato dalla giurisprudenza con riferimento a dichiarazioni diffuse tramite giornali, televisioni e altri mezzi di manifestazione del pensiero. E così potranno essere disciplinarmente sanzionabili anche i commenti denigratori che possano recare danno all'impresa, tanto più se arbitrari e gratuiti, così come la diffusione di notizie e informazioni riservate. Un'ultima questione riguarda l'abitudine, ormai piuttosto frequente, di utilizzare Facebook per attingere informazioni sui candidati all'assunzione. Questo comportamento viene sovente giustificato con il fatto che si tratta di informazioni personali che lo stesso soggetto sceglie di rendere in qualche modo pubbliche, quantomeno in ambiti particolari ("amici" o "amici degli amici"). Ma il problema principale è l’articolo 8 dello Statuto dei Lavoratori, richiamato anche dal Codice della Privacy, vieta qualsiasi indagine, anche pre-assuntiva, non solo sulle opinioni del lavoratore, ma anche su qualsiasi fatto che non sia rilevante ai fini della valutazione dell'attitudine professionale. La ricerca di informazioni personali sul candidato tramite Facebook è quindi da considerarsi illecita, ma è anche pericolosa per chi la effettua, dal momento che la violazione dell'articolo 8 dello Statuto dei lavoratori è sanzionata penalmente." Fonte: Il Sole 24 ore del 28.03.2011


Business CentreParco dei Medici - Roma

3 commenti:

Gianluca Mastroianni ha detto...

Stampo la pagina e me la leggo.
Grazie davvero per questo post.

parco de medici ha detto...

Riceviamo sempre articoli interessanti e di questa privacy se ne fa sempre un gran (troppo?)parlare.. condividiamo con piacere
Claudia

stefano catanzaro ha detto...

Articolo molto interessante.
Stefano