6 novembre 2011

LIBERTA' DI ASSOCIAZIONE E DIRITTO ALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA: MARCHIONNE E L'USCITA DA CONFINDUSTRIA DELLA FIAT.


La convenzione n. 87 dell'OIL sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale del 1948 prevede all'art. 2 che
"I lavoratori e i datori di lavoro hanno il diritto, senza alcuna distinzione e senza autorizzazione preventiva, di costituire delle organizzazioni di loro scelta, nonché di divenire membri di queste organizzazioni, alla sola condizione di osservare gli statuti di queste ultime.".
La convenzione n. 98 dell'OIL riguarda, invece il diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva.
La CARTA SOCIALE EUROPEA prevede all'art. 5 che
"Tutti i lavoratori e datori di lavoro hanno diritto di associarsi liberamente in seno ad organizzazioni nazionali o internazionali per la tutela dei loro interessi economici e sociali."

Inoltre, prevede all'art.6 che
"Tutti i lavoratori e datori di lavoro hanno diritto di negoziare collettivamente."

Tutte queste disposizioni , nel complesso, tutelano la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva a livello nazionale e internazionale.
Ciò che non è esplicitamente previsto, è la libertà di "non associazione". Ma è comunemente accettato che debba considerarsi come principio implicito.
E' stata recentemente annunciata la decisione dell'AD del Lingotto, Sergio Marchionne, di uscire da Confindustria con effetto dal primo Gennaio 2012.
E' una decisione che ha suscitato molto scalpore. Ma quali sono i reali interessi in gioco?
Da una parte, Confindustria è una associazione volontaria di liberi imprenditori.
Questo vuol dire, che S.M. può liberamente decidere di farne parte o meno. Inoltre, viene richiamato il diritto di non-associazione previsto dalle normative sopra ricordate.
Quindi, sul piano strettamente giuridico, non ci sono delle incongruenze.
D'altra parte, tuttavia, viene a mancare uno dei requisiti per la contrattazione collettiva a livello centrale-nazionale. Infatti, non sarà più possibile per la Fiom (organizzazione dei rappresentanti dei lavoratori) avere una controparte datoriale con cui negoziare le condizioni di lavoro dei loro rappresentati.

Assistiamo, allora, a una collisione di interessi?
La libertà di non-associazione di un datore di lavoro da una parte, e il diritto alla contrattazione collettiva dei lavoratori dall'altra?

Indubbiamente, sparisce la contrattazione a livello centrale. Resta però, la contrattazione a livello aziendale con la RSU (rappresentanza sindacale unitaria). Ora, ciò che resta da vedere è quanto i lavoratori, tipicamente contraenti deboli, riusciranno a negoziare e mantenere il rispetto di adeguate condizioni di lavoro.
In un'ottica internazionale, infine, l'uscita da Confindustria di FIAT è il preludio di un cambiamento nel sistema delle relazioni industriali?
Ossia, per quanto riguarda il livello della contrattazione collettiva, ci sarà un graduale spostamento verso la decentralizzazione?
E' questo sicuramente uno scenario presente già in altre realtà, come quella americana e quella giapponese. Una comparazione tra questi 3 sistemi di relazioni industriali (italiano, giapponese e americano), deve comunque tenere conto di numerose altre variabili.

In ultima analisi, dunque, in una realtà come quella della Fiat, quale dei due livelli di contrattazione è il più adeguato?

Il livello centrale o il livello aziendale?


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