12 novembre 2011

Skype dice ciao ciao ai numeri italiani

Il titolo è scherzoso, ma per chi ha acquistato numerazioni Italia di Skype non proprio; ha avuto la brutta sopresa di vedere disattivato il proprio numero online.

Applicando una normativa spesso disattesa, e bisogna dirlo a volte anche presso alcuni business center che vendono numerazioni online, Skype ha dovuto disattivare i numeri Italia online. Se non risiedi a Milano non puoi disporre di un numero con prefisso 02, se non risiedi a Roma non puoi disporre di un prefisso 06, questa è la sintesi.

Skype ha pubblicato un breve comunicato online: comunicato ufficiale.
Probabilmente darne comunicazione ufficiale il giorno 8 Novembre con numeri disattivati il 29 Settembre non è proprio una politica di attenzione ai propri clienti.

11 novembre 2011

E’ tempo di Temporary World

Apre i battenti Temporary World, una finestra sul mondo del temporaneo: ristoranti, uffici, punti vendita, corner. Per la prima volta in Italia si parla di servizi nati per far fronte a domande di breve periodo che la crisi e le mode rendono mature. Gli uffici a tempo, il “mondo” di Ufficiarredati.it, non è un servizio recente, non è nato con l’avvento dell’era social, ma è in questi anni che sta maturando. Se è vero che in Italia i primi business center hanno 30 anni di storia è anche vero che negli ultimi anni sono usciti dalla propria nicchia. L’ufficio a tempo, quindi, è alla portata di avvocati, consulenti, start-up e multinazionali. E’ un prodotto/servizio trasversale in grado di soddisfare chi ha bisogni davvero limitati e temporanei, ma che spesso si consolidano nel tempo. Venerdi 11 novembre alle 10.45 tavola rotonda dal titolo “Anche gli uffici sono temporary”, un occasione per incontrare gestori di business center, rappresentanti di associazioni, di network commerciali, con uffici di Ufficiarredati.it. Anche Gianluca Mastroianni, fondatore del network ufficiarredati.it, interverrà alla tavola rotonda mettendo in evidenza i benefici e i vantaggi che un network commerciale può portare ad un singolo operatore condividendo esperienze ed opportunità.

Segreteria Ufficiarredati.it

Telefono 800 090 130

Email info@ufficiarredati.it

8 novembre 2011

Hai un marchio e qualcuno lo usa per promuoversi in Google? Leggi il post

Come sapete ufficiarredati.it è un marchio registrato, fino a qualche anno fa Google, su richiesta bloccava attività concorrenti che in modo illecito utilizzavano il marchio di un'altra ditta per promuoversi.
Questo oggi non accade più. Mi spiego meglio, se il business center X aderente o non aderente al network decidesse, alcuni lo fanno, di usare la parola chiave ufficiarredati.it per promuoversi oggi Google non mi/ci tutela, l'unico modo è adire le vie legali.

Forse qualcosa cambierà però, leggete questo articolo e la relativa sentenza della Corte di Giustizia Europea. Il caso discusso è il marchio Interflora.

La sintesi nell'immagine seguente tratta dall'articolo del Sole 24 Ore.

6 novembre 2011

LIBERTA' DI ASSOCIAZIONE E DIRITTO ALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA: MARCHIONNE E L'USCITA DA CONFINDUSTRIA DELLA FIAT.


La convenzione n. 87 dell'OIL sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale del 1948 prevede all'art. 2 che
"I lavoratori e i datori di lavoro hanno il diritto, senza alcuna distinzione e senza autorizzazione preventiva, di costituire delle organizzazioni di loro scelta, nonché di divenire membri di queste organizzazioni, alla sola condizione di osservare gli statuti di queste ultime.".
La convenzione n. 98 dell'OIL riguarda, invece il diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva.
La CARTA SOCIALE EUROPEA prevede all'art. 5 che
"Tutti i lavoratori e datori di lavoro hanno diritto di associarsi liberamente in seno ad organizzazioni nazionali o internazionali per la tutela dei loro interessi economici e sociali."

Inoltre, prevede all'art.6 che
"Tutti i lavoratori e datori di lavoro hanno diritto di negoziare collettivamente."

Tutte queste disposizioni , nel complesso, tutelano la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva a livello nazionale e internazionale.
Ciò che non è esplicitamente previsto, è la libertà di "non associazione". Ma è comunemente accettato che debba considerarsi come principio implicito.
E' stata recentemente annunciata la decisione dell'AD del Lingotto, Sergio Marchionne, di uscire da Confindustria con effetto dal primo Gennaio 2012.
E' una decisione che ha suscitato molto scalpore. Ma quali sono i reali interessi in gioco?
Da una parte, Confindustria è una associazione volontaria di liberi imprenditori.
Questo vuol dire, che S.M. può liberamente decidere di farne parte o meno. Inoltre, viene richiamato il diritto di non-associazione previsto dalle normative sopra ricordate.
Quindi, sul piano strettamente giuridico, non ci sono delle incongruenze.
D'altra parte, tuttavia, viene a mancare uno dei requisiti per la contrattazione collettiva a livello centrale-nazionale. Infatti, non sarà più possibile per la Fiom (organizzazione dei rappresentanti dei lavoratori) avere una controparte datoriale con cui negoziare le condizioni di lavoro dei loro rappresentati.

Assistiamo, allora, a una collisione di interessi?
La libertà di non-associazione di un datore di lavoro da una parte, e il diritto alla contrattazione collettiva dei lavoratori dall'altra?

Indubbiamente, sparisce la contrattazione a livello centrale. Resta però, la contrattazione a livello aziendale con la RSU (rappresentanza sindacale unitaria). Ora, ciò che resta da vedere è quanto i lavoratori, tipicamente contraenti deboli, riusciranno a negoziare e mantenere il rispetto di adeguate condizioni di lavoro.
In un'ottica internazionale, infine, l'uscita da Confindustria di FIAT è il preludio di un cambiamento nel sistema delle relazioni industriali?
Ossia, per quanto riguarda il livello della contrattazione collettiva, ci sarà un graduale spostamento verso la decentralizzazione?
E' questo sicuramente uno scenario presente già in altre realtà, come quella americana e quella giapponese. Una comparazione tra questi 3 sistemi di relazioni industriali (italiano, giapponese e americano), deve comunque tenere conto di numerose altre variabili.

In ultima analisi, dunque, in una realtà come quella della Fiat, quale dei due livelli di contrattazione è il più adeguato?

Il livello centrale o il livello aziendale?