29 novembre 2012

La rivoluzione del posto di lavoro

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Ringraziamo Carlo Introvigne di Terrazza Solferino per la disponibilità della traduzione.



L’avvento delle telecomunicazioni avrebbe dovuto cambiare ogni cosa. Potenti computer, possibilità di effettuare video-conferenze e servizi come Skype avrebbero permesso agli impiegati di lavorare da casa, e dovunque ci si sarebbe potuti sentire a casa. Il traffico si sarebbe ridotto, ed il tradizionale luogo di lavoro – così come il mercato immobiliare degli uffici urbani e non – sarebbe stato trasformato. Eravamo pronti a cambiare addirittura la nostra idea di “città”. 

Quello del lavoro da casa è un trend in crescita. L’ufficio del censimento degli Stati Uniti ha riportato che sono 13,4 milioni gli americani a lavorare da casa, con un incremento percentuale del 41% negli ultimi dieci anni. 

Nel 2010 coloro che lavorano da casa almeno un giorno a settimana erano il 9,5% del totale dei lavoratori, contro il 7% del 1999. Per molti anni i lavoratori hanno cercato e trovato strumenti per lavorare in luoghi “non convenzionali”. Oggi le aziende hanno formalizzato questa prassi. 

Tuttavia, molte delle promesse della c.d. “nuova era tecnologica” non si sono mai tradotte in realtà. In verità, c’è bisogno di lavorare faccia a faccia e di stare insieme ai clienti per produrre innovazione e crescita. Come sa chiunque abbia lavorato da casa, il solo fatto di avere intorno i bambini è un disturbo. Il puro e semplice lavoro da casa sembra ormai un modello superato, un po’ come i primi telefoni cellulari con l’apertura a conchiglia. 
 
C’è tuttavia un nuovo trend, che davvero sembra nato per rivoluzionare il mercato delle postazioni di lavoro: la nascita degli “uffici mobili”. 

Un numero sempre crescente di impiegati non ha necessità di stare chiuso in un piccolo spazio pressi i “quartieri generali” dell’azienda – ma allo stesso tempo non può stare a casa. Queste persone decidono allora dove e quando incontrarsi con i clienti ed i colleghi, nel modo che risulta più comodo per le loro agende; i datori di lavoro lo permettono volentieri. 

 “Gli impiegati lasciano il luogo di lavoro per lavorare, e la tecnologia li aiuta. Hanno uno smartphone sempre connesso alla rete, non hanno bisogno di stare alla scrivania”, dice Mark Gilbreath, fondatore e CEO di Liquidspace, una catena di centri uffici presente su tutto il territorio USA. 

I lavoratori per anni si sono arrangiati a fare business in luoghi come Starbucks, dove avevano a disposizione la connessione ad internet. Ma oggi le aziende hanno recepito questo modello, riducendo o addirittura eliminando i metri quadri assegnati agli uffici o alle postazioni di lavoro, e prendendo a noleggio spazi in Hotel e luoghi simili solo nel momento in cui se ne presenti la necessità. Una importante azienda di consulenza come Accenture ha mosso verso questo modello tutti i suoi impiegati, nel quale si prenota un ufficio come si fa con una stanza d’albergo. E così, le catene di Hotel come Marriot si sono buttate a capofitto nel nuovo business, creando spazi ad uso ufficio e salette riunioni: oggi non sono più solamente luoghi dove dormire, ma anche dove lavorare, per professionisti che sono sempre al passo coi tempi. 

L’esodo dalle postazioni di lavoro tradizionali è stato favorito ed incoraggiato da diversi fattori: quando i lavoratori sono “liberi” aumentano produttività, creatività ed innovazione. I datori di lavoro inoltre ottengono una maggiore efficienza dai mattoni di loro proprietà: uno studio della Cisco ha dimostrato come il 60% delle postazioni di lavoro assegnate nelle grandi aziende sia vuota durante il giorno, e come il numero di metri quadrati necessari per ogni impiegato sia diminuita circa del 35% negli ultimi vent’anni. 

La stessa forza lavoro sta cambiando come composizione e carattere: uno studio della Intuit teorizza che il numero di lavoratori “momentanei” o free lance – che lavorano per più di un datore di lavoro – passerà da 20 milioni a 40 milioni entro il 2020. 

Qual è il significato di tutto questo per i tradizionali uffici e per le città? Innanzi tutto, dice Gilbreath, che ha partecipato ad un workshop chiamato “La rivoluzione della vita lavorativa” al Meeting of Minds” (lett. “La riunione delle menti”, ndr) di San Francisco il mese scorso, non esiste una completa sostituzione dell’andare in ufficio: è solo che il luogo ideale può cambiare – con preferenza per l’ambiente extra-urbano con tutte le sue amenità rispetto agli odierni quartieri degli uffici suburbani. 

“San Francisco è una città davvero splendida per lavorare”, dice Gilbreath. “I centri cittadini diventeranno mercati sempre più vibranti. In un’ottica più ampia, c’è da aspettarsi un eccesso massivo al di fuori dei nuclei urbani”.

Con tutto lo spazio che rimarrà a disposizione, anche all’interno delle città ci potrà essere una razionalizzazione ed un riadattamento efficiente degli obsoleti edifici oggi esistenti. Twitter sta per spostarsi all’interno del super-rinnovato palazzo di Market Square a San Francisco, quello che una volta era il Mercato dello scambio di mobili e merci del West costruito nel 1937 in stile art deco, e presto sarà raggiunta da Benchmark e da Square. 

Rimane da vedere quale sarà l’impatto dell’attuale trend della “forza lavoro mobile” sul mercato immobiliare degli uffici. Ma qui, di fronte ad una realtà in continua e costante evoluzione, non possiamo che limitarci a fare delle previsioni: gli immobili saranno re-immginati, re-inventati e riutilizzati. 


Se desiderate far tradurre articoli relativi alle tendenze del mercato degli uffici a noleggio contattateci via email o commentate questo post. 

1 commenti:

Uffici Arredati ha detto...

Grazie Carlo! Nuovo collaboratore ufficiale del network ;-)