5 dicembre 2012

Il temporary manager guadagna con i risultati

Anche le aziende che reggono la crisi preferiscono oggi assumere dirigenti a tempo in attesa di capire come evolverà la congiuntura nel medio periodo.
Di temporary management si è fatto un gran parlare all'inizio della crisi come strumento in grado di compensare il calo dell'occupazione dirigenziale da una parte e la necessità delle imprese di non privarsi di competenze fondamentali. Siamo arrivati a una situazione in cui il manager a tempo è la normalità e non più un'eccezione. Le aziende preferiscono assumere dirigenti a tempo in attesa di capire come evolverà la congiuntura nel breve periodo. Nei periodi di crisi il ricorso al temporary management aumenta per permettere alle aziende-soprattutto medie o medio-piccole-in difficoltà, fase di compravendita o in "rilascio" da parte dei private equity, di effettuare operazioni straordinarie sia di ordine finanziario che di passaggio generazionale che di refresh commerciale. La durata media dei contratti può durare da uno a due anni. Cambia anche la struttura retributiva dei temporary manager: prende sempre più corpo la parte variabile legata ai risultati, rispetto a quella fissa percepita come troppo rigida dalle aziende in questo momento in cui si naviga a vista.
Che il fenomeno sia ormai strutturale lo conferma il fatto che, nel recente rinnovo del contratto commercio è stato inserito un articolo per sottolineare come, da sempre, il contratto preveda la possibilità di assumere un dirigente con contratto a termine.


 Sintesi articolo tratto da Affari & Finanza del 12 novembre 2012  

La domanda è cresce il temporary manager, ma cresce per la crisi anche la domanda di temporary office?

0 commenti: