22 febbraio 2013

Il coworking sta trasformando drasticamente gli immobili commerciali?

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Ringraziamo per la traduzione Giulia Zingaro di Milano Business Center.



Una volta, librerie e negozi di dischi tradizionali credevano di essere su un terreno sufficientemente solido, al riparo dalla incombente tempesta tecnologica. Ma le industrie di editoria, musica e viaggi hanno tutte ricevuto un brusco risveglio quando sono apparsi i noti nomi di oggi - Amazon, iTunes, Expedia - cambiando per sempre il paesaggio. Ci sono decine di aziende che ancora credono di essere al riparo da disordini di massa da parte dalle alte maree della tecnologia. Non riescono a rendersi conto che non esiste alcun luogo abbastanza sicuro quando si tratta di tecnologia: l'onda della tecnologia si avvicina e cambierà ogni settore. 

Il successo dell’approccio “ufficio in quanto servizio” di RocketSpace testimonia il fatto che il settore degli immobili commerciali è inefficiente e rotto nell’economia di oggi, ormai satura di tecnologia. Siamo quasi l’unico canarino in questa miniera di carbone: Amazon EC2, Dropbox, Airbnb, e Zipcar sono tutti indicatori precoci del fatto che il settore immobiliare sta già cominciando a subire disordini su larga scala.

Gli attuali termini in voga parlano alla nuova ondata di beni immobili: consumo collaborativo, finanziamento dei costi operativi, “usalo, non possiedilo”. Le piccole, agili aziende moderne non vogliono possedere un rack di server più di quanto non vogliano una flotta di sedie per ufficio. I fondatori non vogliono possedere una sala conferenze o lavagne o una cucina completamente attrezzata - vogliono solo usarle. Come Mary Meeker fa notare, le società tendono ad abbandonare il modello di impresa con risorse e attrezzature interne a vantaggio di modelli strutturali più snelli che minimizzano beni e attrezzature interni mediante l'utilizzo di risorse esterne. Le attrezzature occupano spazio, tempo e denaro.

 L’ "ufficio in quanto servizio" offre agli immobili una soluzione, appunto, da “poche” attrezzature. Startup come LiquidSpace e 42Floors stanno cavalcando l'onda. Gli spazi in coworking abbondano. Loosecubes ha avuto successo in questo campo e la loro recente scomparsa ci ha ricordato che il coworking è ancora un settore nuovo e in rapida crescita - ma questo è il modo in cui la tecnologia distrugge. Ha un alto tasso di mortalità, ma quando una soluzione tecnica non funziona, ecco che se ne crea un'altra dozzina. Credo che una qualche forma di ufficio in quanto servizio sia il futuro.
Qui lo dico: depositi e affitti per lunghi periodi diventeranno un ricordo del passato. Impossibile, direte voi? "Impossibile" è probabilmente quello che Borders ha detto sulla spedizione gratuita, la Tower Records sulla musica libera. Non è impossibile: abbiamo semplicemente bisogno di capire come arrivarci. Noterete come qualcuno chiama la tecnologia “distruzione” e altri “innovazione”. Sono le persone che usano i termini in modo intercambiabile – che capiscono che sono la stessa cosa - che creeranno la strada per il futuro. Ma mentre RocketSpace gode di 22 mesi di occupazione in costante aumento - al momento siamo quasi del tutto al completo - non siamo ancora soddisfatti. 

Siamo qui perché amiamo la tecnologia, perché la tecnologia è in piena espansione e sta riempiendo gli uffici e perché siamo incantati dall’innovazione e vogliamo sostenerla in ogni modo. Ma noi stessi siamo parte di immobili commerciali e sappiamo che il paesaggio continuerà a cambiare per mano della tecnologia. Il prossimo contributo per What’s next next sull’argomento dell’"ufficio in quanto servizio" sarà dato da Joseph Kott, un docente aggiunto presso la Stanford University e direttore della Kott Planning Consultants, una società di consulenza specializzata nella progettazione delle comunità sostenibili. Ha studiato come la forza lavoro ha vissuto e commutato in tutta l'America e ora sta studiando come sta cambiando lo status quo. A Joseph pongo la domanda: "In che modo la tecnologia e la natura mutevole del lavoro alterano la fisicità delle nostre città?"

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