28 marzo 2013

Chiami il call center e ti leggono nel pensiero

A Chicago hanno inventato un programma che permette agli operatori telefonici di fotografare carattere e inclinazioni di chi chiama per avere informazioni. Un nuovo Grande Fratello? Negli Stati Uniti è già utilizzato da quarantamila operatori.

Che tipi siete da dal punto di vista psicologico gliel'ha rivelato il software che ha registrato e analizzato le vostre chiamate precedenti. In teoria l'operatore con cui state discutendo è quello meglio in grado di gestirvi. In meno di mezzo secondo da quando avete maturato il diritto di parlare con un interlocutore umano, l'algoritmo ha riconosciuto il vostro numero, gli ha associato una personalità, e vi ha dirottato verso l'agente con il temperamento più compatibile. 

Questo almeno è cio che sostengono alla Mattersight, l'azienda di Chicago che ha investito 75 milioni di dollari per creare questo programma e convinto quattro delle sei principali assicurazioni sanitarie, oltre a una quantità di banche e compagnie telefoniche, a usarli.

Il motivo per cui questi grossi nomi preferiscono restare anonimi, benchè siano entusiasti dei risultati (telefonate più brevi e soluzioni più frequenti significa risparmi nell'ordine del 20 per cento), è che temono di spaventare i clienti. I quali, come succede da noi, sanno che "la chiamata può essere registrata al fine di migliorare la qualità del servizio". Ma ignorano che possa anche essere passata al setaccio da due milioni di diversi tipi di codice che desumono, dalla scelta delle parole e dalla costruzione delle frasi, a che tipo umano appartengano.

Anche se Gmail "legge" da anni la corrispondenza dei suoi 425 milioni di utenti fa più impressione quando l'algoritmo "ascolta" le nostre telefonate. Ma nell'interazione telefonica risiede la più preziosa fonte di dati cui un'azienda  potrebbe aspirare. Per sapere chi è il proprio cliente, cosa vuole e come reagirà se non lo ottiene. Chi lo ascolta attentamente non lo perde, fa più vendite e risparmia anche sui focus group. Il software è rapido, anzichè scoraggiarsi dà il meglio nei compiti ripetitivi e procede ad libitum senza straordinari. In media la Mattersight chiede un canone di 175 dollari al mese per postazione, poca cosa rispetto alla media di 50 mila dollari all'anno dell'operatore. Il prezzo comprende l'installazione della macchina che catturerà la conversazione e la spedirà al datacenter.

Nella "nuvola" informatica i programmi la analizzeranno e ne ricaveranno l'intelligence alla quale l'azienda potrà accedere come fosse una normale casella di posta elettronica. L'interfaccia mostrerà la durata totale della chiamata. I punti critici in cui i vocaboli hanno denunciato un picco di stress o una minaccia (parole chiave:  avvocato, causa, fuck e così via). O i tempi morti in cerca di una soluzione, monitorando orwellianamente anche la produttività del dipendente. Soprattutto effettuerà, in quei pochi miuti, una perizia psichiatrica stupefacentemente accurata.      


Sintesi articolo tratto da Il Venerdi di Repubblica del 15/02/2013

27 marzo 2013

Iva al 22%?

Dal 1° luglio 2013 l'aliquota Iva ordinaria passerà dal 21 al 22%, mentre rimarrà inviariata quella del 10%.

L'incremento, però, può essere ancora evitato se entro il 30 giugno saranno entrati in vigore opportuni provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale che consentano "il riordino della spesa in materia sociale". Per i soggetti con l'aliquota delle cessioni del 4 o 10%, come appunto i gestori dei bar, l'effetto si tradurrà comunque nell'aumeto dell'Iva a credito, in virtù dei costi con Iva al 22%.

Le imprese nel regime dei minimi, non sono influenzate dall'aumento dell'aliquota in quanto le loro fatture sono senza Iva, vedranno però un aumento dei costi, non potendo detrarre l'imposta sui beni e servizi acquistati.

Cari colleghi vi aggiorneremo se dovremo cambiare l'aliquota applicata alle nostre fatture.

26 marzo 2013

Paradisi fiscali, il regno delle domiciliazioni

Ugland House è un palazzetto in stile coloniale circondato di palme nel centro di George Town, capitale delle Cayman Islands.

Barack Obama l'ha definito durante la sua ultima campagna elettorale "o il più grande edificio del mondo o il più grande scandalo finanziario del pianeta".
Di certo non è il più grande palazzo del  mondo perchè non ha più di quattro piani: è sede di 18.857 società offshore. Nessuna ha attività produttive nelle Cayman e di pochissime si conoscono i veri soci.

Il mese scorso proprio a Ugland House si è tenuta l'assemblea del'Ifc Forum, un'agguerrita associazione di avvocati che difende l'immagine e la sostanza delle Cayman. Ifc sta per International Finance Center. Il "tessuto" è oggi fatto di 2 milioni di società fra le Cayman e una cinquantina di altri paradisi fiscali. Il tesoro che gelosamente custodiscono cresce inesorabile: è arrivato secondo il Tax Justice Network a 21 mila miliardi di dollari. 

Ho ripreso questo articolo di Affari e Finanza di Repubblica non certo per incentivare la costituzione di aziende in paradisi fiscali, bensì per evidenziare il numero, 18.857 di aziende domiciliate in un solo edificio a George Town. Cosa sono quindi 100 domiciliazioni nei nostri business center?

25 marzo 2013

Il coworking è chic o è per chi ha pochi soldi?

Due recenti articoli sul coworking, in questo caso su Cosmopolitan il coworking è Chic, coworking chic in quest'altro caso su Repubblica si parla di una soluzione, un escamotage per poter comunque lavorare, un luogo sicuramente meno chic.

Ma quale è la verità?