21 ottobre 2014

Perché gli spazi co-working dovrebbero diventare una regola commerciale

Articolo originale
Traduzione a cura di Centruffici Brescia

Dato che lo spazio lavorativo sta diventando sempre più di fondamentale importanza, brand e settori che prima non erano associati si uniranno per occupare spazi condivisi. In questo modo saranno in grado si perseguire obiettivi commerciali individuali, bilaterali e collaborativi. 

L’ambiente lavorativo riguarderà in modo cruciale l’interazione di idee. L’aumento della popolarità degli spazi co-working nei centri urbani conferma il valore della condivisione di idee con altre categorie commerciali. Si ritiene che quest’anno 9 spazi co-working su 10 attrarranno più membri, secondo il The Global Coworking Survey, mentre si prevede che il 75% aumenti le proprie entrate. Al momento, la Convergent Workhouse è adatta per i liberi professionisti e gli start-upper che vogliono ridurre i costi d’affitto e allacciare rapporti con altri imprenditori. Tuttavia, Beau Button, fondatore del workspace collaborativo The Dojo a New Orleans, ritiene che si tratti solo di una questione di tempo prima che vengano adottati da brand più grandi. “Questi spazi sono un amalgama di creatività. Generano un livello di sinergia che deriva dalla vicinanza e dalla collaborazione di persone con una mentalità simile. Si sviluppano nuove relazioni. Si sfidano le idee. Si risolvono i problemi.” 

Via il vecchio
Sicuramente questo costituirà il vero obiettivo del business futuro; generare valore e sviluppare prodotti. Si tratta di sistemi di progettazione virtuale e reale che permettono ai co-worker ed ai collaboratori di generare un nuovo tipo di valuta sociale, culturale e commerciale – una valuta agile, leggera, innovativa e sempre aperta ad accogliere le opportunità future più recenti, più prossime e più vantaggiose. La tecnologia ha permesso che tutto ciò accadesse, liberandoci dalla richiesta fisica e restrittiva di fili, cavi, desktop e sistemi di archiviazione ingombranti e permettendoci di vivere nel cloud. Ma questo è solo l’inizio del viaggio.

"Il futuro è collaborativo"
"Dal momento che i ragazzini e i ventenni entrano nello spazio lavorativo senza avere alcun ricordo del mondo senza il cloud – sono teenager che, tutto sommato, considerano i desktop bizzarri quanto i fax e guardano al computer portatile come ad una tecnologia ingombrante utilizzata dai loro genitori – possiamo solo immaginare come modificheranno nuovamente l’ambiente in cui facciamo business,” conclude il cofondatore di The Future Laboratory, Chris Sanderson. Ma una cosa è certa, sostiene. “Il futuro è collaborativo. È basato sul cloud e, più di ogni altra cosa, riguarda sempre di più brand, attività commerciali o società più culturali ed artigianali che si avvalgono della continuità della tecnologia per agevolare ciò che temevamo la tecnologia ci avrebbe impedito di fare, ovvero diventare più intimi, locali e socievoli.” Se il 20° secolo riguardava l’utilizzo della tecnologia per costruire una società globale, Sanderson crede che il 21° secolo riguardi l’utilizzo della tecnologia per costruire una società più sociale ed umana.

4 commenti:

Gianluca Mastroianni ha detto...

Grazie ancora ad Ermanno per il servizio offerto al network.

Cinzia Cresti - Very Office ha detto...

Molto interessante il concetto della tecnologia che costruisce una società più sociale ed umana.
Cinzia

Gianluca Mastroianni ha detto...

Cinzia, Catia come è andata la vostra inaugurazione?

Cinzia Cresti - Very Office ha detto...

La presentazione del nostro spazio coworking è andata bene.
Abbiamo avuto diversi iscritti ai quali abbiamo rilasciato una settimana di prova gratuita.
Se sono rose fioriranno!!!