17 marzo 2017

Contratto di recapito, contratto di domiciliazione

Contratto di recapito e contratto domiciliazione per Business Center


Possiamo con soddisfazione dire che è pronto il nuovo contratto di Ufficiarredati.it sviluppato per gestire le diverse casistiche riconducibili alla domiciliazione:

- recapito postale
- sede legale
- sede secondaria
- unità locale
- domiciliazione professionale
- domiciliazione di ditta individuale.

Questa versione fa seguito alla prima elaborata ormai sette anni fa e utilizzata in circa quaranta business center italiani.

Questo nuovo contratto è nato dall'esigenza di snellire la prima versione, ricondurre lo scambio dei documenti tra cliente e business center alla Pec (posta elettronica certificata), distinguere recapito da domiciliazione, elencare in modo esaustivo cosa comprende e cosa non comprende il servizio scelto e contrattualizzato.

Il contratto ora è unico, in passato esistevano due versioni, e si compone di:
- modulo di adesione per la richiesta del servizio. Modulo che il cliente dovrà compilare o che potremo compilare per suo conto con la richiesta del servizio e gli estremi del richiedente.

- condizioni generali. Le condizioni che disciplinano il servizio.

- descrizione del pacchetto scelto. Per ogni servizio, nell'allegato A è indicato cosa è compreso e cosa ha escluso. Questo consente di rendere più chiaro e trasparente il contratto.

- privacy.

Rispetto al passato questo contratto può essere utilizzato sia quando a richiedere il servizio è un professionista, che quando la persona rappresenta un'azienda esistente o un'azienda da costituire. Quest'ultimo caso in passato ha creato non pochi problemi operativi. Oggi possiamo affrontare con serenità anche le richieste di chi desidera domiciliare nel business center una srls o una srl ad esempio che deve essere ancora costituita e che potrà essere costituita, dando l'indirizzo civico del business center al notaio, ma con un contratto già sottoscritto.



Il contratto riconduce il semplice domicilio o domiciliazione postale al concetto di recapito, tutte le altre casistiche di domiciliazione al termine di domiciliazione. Il cliente potrà con lo stesso contratto richiedere postazioni lavoro condivise ad ore o giornate, stanze ufficio a giornate, soluzioni suggerite sopratutto nei casi di contratti di sede secondaria, unità locale e domiciliazione di ditte individuali.
Ma il contratto può essere utilizzato in tutta sicurezza anche per sottoscrivere i contratti di ufficio virtuale, quando al recapito o alla domiciliazione viene aggiunta una linea telefonica con servizio risposta personalizzata, con o senza gestione di agenda appuntamenti.

Noi di Ufficiarredati.it abbiamo poi realizzato un tool semplice ma innovativo, dove rispondendo ad alcune semplici domande guidate la risposta che si otterrà sarà la tipologia di servizio da attivare al cliente. Questo tool pensato e realizzato ad hoc, vuole rispondere ai tanti dubbi di chi non ha mai venduto servizi di domiciliazione o che gestendo un business center ha sempre guardato con scettiscismo alle domiciliazioni che rappresentano invece un servizio con forte aumento della domanda.

Il pacchetto è inoltre completato da una lettera di diffida ad adempiere, utile nei casi di rinnovo tacito del contratto per il quale non si è ricevuto il relativo saldo della fattura. Altro documento che completa il contratto è l'autorizzazione rilasciata dal nostro cliente, a sua discrezione, in cui ci autorizza ad esporre il suo nome all'interno del nostro sito web o documenti cartacei come cliente in portafoglio.

Nei prossimi mesi verrà rilasciato anche un tool online per gestire i servizi di domiciliazione. Il business center potrà "dialogare" con il cliente domiciliato comunicando posta, raccomandate pervenute senza utilizzare outlook o programmi analoghi ma lavorando in cloud. Vantaggi? Nessun rischio di perdere i dati, storico organico delle comunicazioni, elevata immagine e professionalità percepita dal cliente.

Se vuoi acquistare il pacchetto:

- modulo adesione
- condizioni generali del contratto
- allegato A pacchetti servizi
- privacy
- diffida ad adempiere
- autorizzazione a citare il nome del cliente nel proprio portfolio

clicca qui, puoi farlo comodamente con carta di credito e PayPal.

16 marzo 2017

Regus, analisi del titolo e delle prospettive

Articolo originale dal titolo: What's wrong with Regus
Articolo pubblicato il: 20 Febbraio su Allwork
Traduzione a cura di: Centruffici Brescia.

Quali problemi ha Regus?


L'articolo che pubblichiamo oggi e che ha molti aspetti finanziari è davvero interessante oltre i numeri.
Il primo aspetto è che è relativo al più grande fornitore di spazi attrezzati a livello globale: Regus. Un riferimento per il mercato e per chi opera nel settore degli uffici pronti.
Il secondo elemento che dobbiamo evidenziare che l'articolo è stato pubblicato meno di un mese fa e con quotazioni del titolo Regus a Gennaio 2017, nel frattempo il titolo di Regus in borsa è cresciuto, ecco l'immagine di oggi.
Questa mattina (16 Marzo) quota 295,27 Sterline era a 260 Sterline a fine Gennaio. 



Il nostro focus vuole però spingere noi gestori a riflettere su questa analisi che è stata fatta e non tanto a condividerla o a non condiverla, ma a cogliere l'accento sul fatto che gli investitori guardano con molta più attenzione o sembrerebbe che lo facciano a spazi di coworking e condivisione più che ai tradizionali uffici attrezzati, cuore del business Regus e di molti di noi.

Non è la prima volta che Regus affronta tempi difficili. 
Nei primi anni del 2000 Regus ha venduto il 58% del suo pacchetto azionario britannico a Rex 2002 Limited nel tentativo di raccogliere soldi in un momento di difficoltà finanziaria, causata in parte dallo scoppio della bolla delle dot-com.

Dopo non molto tempo, la Regus americana è stata costretta a ricorrere al Capitolo 11 della legge fallimentare. Regus alla fine ha superato le proprie difficoltà finanziarie e nel 2006 la società è riuscita a riaquistare la propria filiale britannica. Da allora Regus si è concentrata sulla sua espansione a livello mondiale, sulle partnership e sulle acquisizioni ed ha fatto un ottimo lavoro.
Tuttavia, nonostante la consolidata società che si occupa di spazi di lavoro flessibili abbia ampiamente investito nella propria crescita e nella propria espansione nel corso degli ultimi tre anni, il suo valore finanziario è diminuito costantemente da dicembre 2015. Il 2 dicembre 2015 il prezzo di Regus PLC era pari a 354 sterline. Da quel momento, il loro valore è sceso continuamente, raggiungendo un punto particolarmente basso il 23 novembre 2016 con un valore di 225 sterline.

Questo perchè è anomalo?

 

Negli ultimi tre anni Regus ha allargato considerevolmente la propria impronta globale, sia con una crescita dell'organico che con le acquisizioni.
Nel 2013 Regus contava un totale di 1.929 sedi Nel 2014 hanno portato quel numero a 2.269 sedi Nel 2015 hanno chiuso l'annata con 2.768 sedi. Alla fine del primo semestre del 2016 (30 giugno), Regus aveva un totale di 2.845 sedi. (In Italia al momento sono oltre 30 le sedi e sono in apertura le location di Genova e Verona).

Avere più sedi non è necessariamente sinonimo di un'attività di successo e redditizia e Regus ha sostenuto parecchie spese per effettuare la propria espansione.
Negli ultimi tre anni Regus ha speso quasi £600m per sviluppare nuove sedi. Prima del 2012, l'investimento totale netto stanziato per la crescita era pari a £700m, pertanto questo nuovo investimento è decisamente impegnativo.

Sebbene all'apparenza sembri che Regus stia lottando per mantenere il proprio bilancio in attivo, la verità è ben diversa. A dicembre 2016 CapitalCube ha dichiarato che la variazione su base annuale di Regus in termini di entrate e guadagni è migliore rispetto al valore mediano rilevato nel suo gruppo di pari (si intendono aziende che operano nello stesso comparto).
Hanno anche affermato che la loro redditività del capitale investito negli ultimi cinque anni suggerisce che gli utili sugli investimenti relativamente alti sono sostenibili. Dopo aver preso visione dei resoconti annuali di Regus è palese che la società di spazi di lavoro flessibili sta decisamente assistendo a forti rendimenti degli investimenti. L'inghippo è che il rendimento degli investimenti non è immediato. Sono i centri più vecchi di Regus - quelli che sono in attività da tre o più anni - che stanno facendo soldi.

Dal 2011 le entrate del loro gruppo sono cresciute costantemente, +16 nel 2015, quasi +16% nel 2014.

La domanda però rimane senza risposta.

Perchè il valore di mercato di Regus sta diminuendo se le entrate del gruppo stanno aumentando e molti indicatori chiave indicano un business redditizio? 

 

Dopo aver dominato il mercato dei business center tradizionali così a lungo, rischiano di perdere il contatto con le nuove generazioni? Gli investitori sono scettici in merito alla loro possibile crescita in un settore competitivo? Gli investitori stanno cercando un ROI più immediato? Oppure, Regus non riesce ad essere all'altezza in un settore che si sta focalizzando sempre di più su spazi gestiti dalla comunnity? (coworking)

Poco più di un anno fa, subito dopo il picco del valore di mercato di Regus, la società è passata ad una struttura basata su community manager dopo anni di attività caratterizzati da un modello basato su addetti al servizio clienti e general manager. Non possiamo dire se il cambiamento ha avuto successo oppure no, ma come sostiene Susan Smith in un articolo dell'anno scorso, “non è sufficiente modificare un titolo. Il Community Manager lavora in media almeno metà della sua giornata come curatore, cercando di conoscere le vite personali e professionali di ciascun membro e costruendo spazi in cui i coworker e lo staff possano collaborare insieme ed avere successo."

Quando Regus ha optato per i Community Manager, ha anche nominato degli 'Area Manager' che sarebbero stati responsabili di almeno 3-5 sedi. Nel suo articolo Smith affermava che "il taglio del personale comporta più lavoro, aumenta lo stress e riduce la quantità di tempo utile da passare con i propri clienti e con la propria comunità." Smith sembra aver colpito nel segno.

I recenti post, presenti in un sito di recensioni creato da ex-clienti Regus danno l'impressione che la società di spazi di lavoro flessibili abbia ancora molto da imparare in termini di ospitalità e community (due elementi fondamentali dell'industria che si occupa di fornire spazi di lavoro che molti operatori moderni hanno compreso perfettamente). In un settore in cui il focus dovrebbe essere sempre sul servizio e sull'esperienza del cliente, Regus probabilmente sta fallendo.

Sembra che il problema sia l'eccessiva attenzione di Regus sulla parte commerciale della società (il taglio dei costi, la rigida gestione aziendale, ecc.) rispetto all'aspetto riguardante il servizio o la comunità. In passato, quando i business center erano l'opzione più diffusa di spazi di lavoro flessibili e quando i lavoratori richiedevano completa privacy e di essere lasciati da soli, questo approccio funzionava. Tuttavia, la crescita dei coworking e degli spazi di lavoro gestiti dalla community hanno fatto sì che l'offerta di Regus si sia venuta a trovare sul lato sbagliato del campo di gioco. E loro ne sono consapevoli.




Nella primavera del 2015 Regus ha acquistato la società olandese di coworking Spaces (in apertura a Milano la prima location foto in alto), che tra l'altro è la società madre di Kora ed OpenOffice. Tuttavia, non molti associano il nome Regus, né tantomeno The International Workplace Group, a questi altri brand o al temine stesso di coworking. D'altro canto, vi sono fornitori di spazi di lavoro flessibili che hanno ricevuto incredibili quantità di finanziamenti per sviluppare i loro brand di coworking, community ed ospitalità. WeWork, Industrious, Serendipity Labs e Mindspace sono solo alcuni dei molti operatori che hanno usufruito di fondi provenienti da vari investitori.

A differenza di Regus, queste società si sono concentrate ampiamente sulla proposta di valore della community, dell'ospitalità e del servizio. Gli investitori sono chiaramente interessati al settore degli spazi di lavoro flessibili, altrimenti WeWork non sarebbe stata stimata all'esorbitante prezzo di $16 miliardi ed Industrious e Mindspace non avrebbero chiuso positivamente la tornata di finanziamenti dello scorso anno. Sfortunatamente per Regus gli investitori non sembrano così interessati nella loro proposta di valore, o per lo meno si deduce così dal calo del loro valore di mercato. La teoria di CapitalCube è che mentre "le entrate degli ultimi anni sono aumentate più velocemente rispetto al valore mediano dei pari, il mercato conferisce alle azioni un rapporto prezzo/utili quasi uguale al valore mediano dei pari, suggerendo che il mercato ha delle riserve sulla strategia a lungo termine della società."

La domanda è la community (o la sua mancanza) rappresenterà la fine di Regus? Oppure, come già avvenuto diverse volte in passato, Regus combatterà e si adatterà ancora una volta alle richieste della nuova forza lavoro generazionale? Con un nuovo nome ed una comprovata storia di sopravvivenza e reinvenzione, noi scommettiamo sull'ultima opzione,ma solo il tempo potrà dirlo.